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11/09/2009
Proposte finanziarie della Commissione UE in vista dell'incontro sul clima di Copenaghen

Nel tentativo di rompere lo stallo dei negoziati internazionali sul clima, la Commissione ha pubblicato un piano per il finanziamento della lotta contro il riscaldamento globale nei Paesi in via di sviluppo. In base al piano, l'UE erogherebbe un importo compreso tra 2 e 15 miliardi di euro l'anno nel 2020. L'iniziativa riapre il dibattito in seno al Parlamento e al Consiglio per definire la posizione dell'Unione su uno dei temi più complessi che verrà affrontato alla conferenza ONU sul clima che si terrà a Copenaghen a dicembre. Ad appena tre mesi dall'appuntamento, i negoziati internazionali preliminari si sono arenati sulla questione di come aiutare i Paesi in via di sviluppo ad adattarsi al riscaldamento globale e a contenerlo. L'UE e gli altri Paesi industrializzati concordano sull'esigenza di contribuire a sostenere i costi legati all'abbattimento dei gas ad effetto serra prodotti da tali Paesi, ma non è stato ancora raggiunto un consenso sull'entità di tali costi e sulla quota di partecipazione dei Paesi industrializzati. La lotta contro il cambiamento climatico è destinata a diventare sempre più costosa. Secondo le stime dell'UE, i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di 100 miliardi di euro l'anno nel 2020 per impedire un aumento della temperatura globale superiore alla soglia decisiva di 2°C, superata la quale il cambiamento climatico potrebbe assumere dimensioni incontrollabili. La Commissione calcola che occorreranno finanziamenti pubblici internazionali compresi tra 22 e 50 miliardi di euro. Questo importo dovrà essere versato dai singoli Paesi proporzionalmente alle rispettive quote di emissioni e capacità finanziarie. Nel caso dell'UE il contributo potrebbe raggiungere una quota compresa tra 2 e 15 miliardi di euro nel 2020. Il resto sarebbe a carico degli altri Paesi industrializzati e dei Paesi emergenti come la Cina e l'India. La proposta prevede inoltre un contributo UE pari a 0,5-2,1 miliardi di euro per il periodo 2010-12 ma, vista l'esigenza di un intervento incisivo, la Commissione propenderebbe per un importo superiore. La conferenza di dicembre punta a concordare un impegno globale più ambizioso per far fronte al cambiamento climatico. Il Protocollo di Kyoto scade alla fine del 2012. Il Protocollo di Kyoto non aveva imposto alcun obbligo ai Paesi in via di sviluppo. Ora, tuttavia, i Paesi industrializzati chiedono che anche le economie emergenti, come l'India e la Cina, contribuiscano alla riduzione delle emissioni.